Davide Brecciaroli

 

Di Davide Brecciaroli sappiamo già molto, compresa la sua recente nuova qualifica di allenatore nazionale di primo livello. Negli anni l’abbiamo seguito e ammirato, poi ha sposato la causa Humus contribuendo in modo determinante prima come giocatore e poi come allenatore. Adesso ricopre un ruolo strategico nella proposta sportiva Humus: responsabile del settore tecnico, allenatore U16. Vediamo come ha risposto alle domande che gli abbiamo posto.
 
La tua con il Basket è una lunga storia: vuoi raccontarcela?
“Ho iniziato all’età di 7 anni quando un pomeriggio di ottobre mio padre mi ha portato al vecchio Piccin dove un grande istruttore di nome Marcello Mosca mi ha fatto innamorare di questo meraviglioso sport. Da allora ho giocato per 32 anni (interrotti solo da due gravi infortuni). Ho avuto la fortuna di vincere campionati di giocare per il mio paese in C1, di aver avuto la possibilità di conoscere un sacco di gente speciale che sono tutt’ora dei miei carissimi amici, di essere stato allenato tanti bravi allenatori come Jacopo Galli e Livio Buzzolo. E di aver finito la carriera con la storica prima promozione in Serie D dell’Humus con gran parte di giocatori con cui avevo fatto le giovanili”.
Adesso alleni, perché?
“Alleno per la grande passione che ho per questo sport e soprattutto per la possibilità di cercare di insegnare e di trasmettere questa passione ai giovani”.
Qual è la tua qualifica?
“Primo livello nazionale e istruttore giovanile”.
Secondo te perché i giovani dovrebbero giocare a Basket?
“Perché la pallacanestro – come tutti gli altri sport di squadra e non solo – deve essere aggregazione, punto di incontro, passione e adesso più che mai tutti questi giovani e questi ragazzi hanno bisogno di riscoprire questi valori”
Grazie Davide, buon Basket!
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Piero Dotta

 

Se c’è un appassionato di Basket affezionato a Sacile quello è Piero Dotta. I vecchi giocatori lo ricordano perché era imbattibile, i vecchi allenatori lo ricordano per le montagne di punti che portava alla squadra, i giovani giocatori – allena i nostri U18 – stanno imparando da lui i fondamentali del Basket…e anche qualche trucco del mestiere. Piero (o Stefano, ancora non si è ancora capito quale sia il suo vero nome di battesimo) fa tutto con calma, per avere anche il tempo di sorridere. Persino le risposte a questa intervista sono arrivate con calma…chissà, forse per far sorridere noi.
La tua con il Basket è una lunga storia: vuoi raccontarcela?
“Ho incontrato il Basket quando avevo 10 anni, vedendo le partite di mio cugino Evio – attuale super dirigente CSilver – e andando alle partite Postal Mobili con lui e zio Bruno. Ho sempre giocato a Sacile facendo le giovanili e partecipando al percorso dalla Idivisione alla Serie C1. Ho concluso l’attività “giocata” quando avevo 25 anni per motivi di studio e lavoro. Alleno da quando avevo 22/23 anni (ne sono passati 25) e ho collaborato per alcune stagioni con il Sistema Basket Pordenone come allenatore e dirigente. La mia storia (come per tanti altri) è passione per il Basket, in tutti i suoi ruoli, anche se non ho mai arbitrato…ancora!
Adesso alleni, perché?
“Per poter fare questa intervista….scherzi a parte, adesso alleno per dare ciò che io ho ricevuto in passato. Ovvero la possibilità di praticare uno sport, di coltivare una passione, di stare con altre persone, di condividere il tentativo di raggiungere un obiettivo, di disciplinarmi, di divertirmi… Ma la prima motivazione è la più grande”.
Qual è la tua qualifica?
“Allenatore di base”.
Secondo te perché i giovani dovrebbero giocare a Basket?
“Dovrebbero giocare a Basket, non praticare, per divertirsi. Ritengo al tempo stesso che il divertimento è strettamente legato al rispetto per gli altri e al necessario senso del dovere”.
Grazie Piero, buon Basket!

Fausto Colombera

Fausto Colombera è da anni punto fisso della nostra società e dello staff tecnico. Ha guidato il gruppo che oggi costituisce l’ossatura della squadra U20, ora è allenatore della formazione U13 ma rientra nei suoi incarichi anche quello di aiuto allenatore della squadra CSilver, a supporto di Domenico. Ve lo presentiamo attraverso una breve intervista.

La tua, col Basket, è una lunga storia: raccontacela.
“Ho iniziato a giocare a 8 anni all’oratorio di Sacile dove un signore di nome Marcello Mosca mi chiese di andare a provare ad allenarmi sul serio. L’ho fatto per i 33 anni successivi. Ho avuto la fortuna di andare a giocare a Bologna – era il 1986 avevo 16 anni – una città che vive per il Basket. Lì ho vinto un titolo regionale juniores e un campionato nazionale studentesco, poi in Israele il titolo studentesco europeo. Dopo 4 anni a Bologna torno a Sacile con la Birex nel momento storico migliore per il Basket liventino, quindi a Cordenons allenato da Jacopo Galli e a Fontanafredda con promozione in serie C. Ho terminato la mia carriera da giocatore proprio con l’Humus con la prima e storica promozione in serie D”.
 
Adesso alleni…perché?
“Perché questo sport c’è l’ho nel sangue e quando entro in palestra mi emoziono ancora. Vorrei insegnare ai ragazzi questo magnifico sport e i suoi sani principi”.
 
Che livello di qualifica hai come allenatore?
“Allenatore di base”.
 
Per quale ragione i ragazzi dovrebbero praticare il basket?
“Il Basket, come tutti gli sport di squadra, è un bellissimo strumento di socializzazione e condivisione cose delle quali hanno sempre più bisogno i ragazzi oggi…”.
Grazie Fausto, buon Basket!

Goodbye Pippo!

Nel libro della nostra storia giriamo un’altra pagina: Filippo d’Angelo ha deciso di accettare una proposta importante per la sua carriera di giocatore e dal prossimo anno vestirà la maglia della Vigor Hesperia Conegliano, in CSilver.

A Sacile Pippo è considerato uno ruvido in campo, dalle caratteristiche di leader ma soprattutto un guastatore del pitturato avversario, specialmente spalle a canestro. Nel dirlo usiamo il presente, perché come tutte le belle relazioni speriamo che il nostro sia un arrivederci, pur sperando per lui tutto il bene dalla nuova esperienza veneta.

Grazie Pippo per questi due anni!

Gli arrivederci

Fra una stagione e l’altra capita di fare dei bilanci. Riavvolgendo il nastro riaffiorano ricordi ed emozioni, qualche volta anche più vecchi della stagione che si è appena chiusa. Si prendono delle decisioni, cercando di usare la ragione. Ma alla fine, quando è il momento dei saluti, comanda il cuore.
Simone Fabbro. Uno dei protagonisti degli ultimi campionati, quelli vincenti. Uno che ha perso pochissimi allenamenti, che ha spaccato qualche armadietto ma che porta in braccio i ragazzi delle giovanili. Uno che ci tiene.

Matteo Varuzza. Quando è tornato ha continuato da dove aveva lasciato, ri-prendendo per mano la squadra e portandola a nuovi massimi.
Francesco Bellinvia. Un personaggio in campo e fuori che lascia in eredità una quantità record di triple, molte determinanti. Dalla Promozione alla CSilver.
Matteo Dalmazi. Schivo e silenzioso, in cam po lascia che sia il suo basket a parlare. Le prestazioni che ha prodotto rimangono nella memoria, come tutte le volte nelle quali ha dato la svolta a partite nelle quali le cose si stavano mettendo male.
Questi ragazzi hanno scelto di giocare in altre società e noi vogliamo salutarli. Alcuni di loro sono stati con noi di più, altri di meno. Quando le strade si dividono il dispiacere è tanto, ma la riconoscenza per quanto hanno dato alla nostra Società è certamente superiore.
Simo, Varu, Belli e Matteo: ciao, grazie e…buon basket!

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Le sorprese, quelle belle

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In occasioni come questa avremmo rilasciato un comunicato stampa per ringraziare Andreotti del lavoro svolto augurandogli soddisfazione per il nuovo importante incarico, e da un punto di vista formale ciò sarebbe doveroso. Invece vogliamo riservare a Giovanni un ringraziamento meno ufficiale ma più sentito, per questo lo facciamo direttamente sul nostro sito.

Non sappiamo bene quale sia l’immagine che diamo di noi ma una cosa è certa: abbiamo moltissimo da imparare. Infatti facciamo molti errori, nonostante la buona volontà, e spesso ci troviamo in situazioni difficili. Una di queste è capitata qualche mese fa.

Il risultato è stato in linea con le più rosee previsioni, nonostante la partenza con handicap. Dopo quello iniziale ci sono stati altri momenti difficili nel corso della stagione ma in molti è stato determinante il contributo di Giovanni. Sempre presente, sempre ottimista, sempre motivato. Ha sempre ringraziato per l’opportunità che la Società gli stava dando, gesto di grande umiltà, quando invece l’opportunità è stata reciproca.

Per questo ci dispiace (e quanto!) che i nostri percorsi si dividano ma le ragioni della scelta sono al di fuori dell’ambito sportivo: dobbiamo anzi a Giovanni un credito speciale per il sacrificio di tutti questi mesi. Con un anno di esperienza in più sulle spalle noi ci sentiamo più forti, anche se continueremo a sbagliare, e siamo orgogliosi di avere sofferto, resistito a gioito insieme a Giovanni in tutti questi mesi.

Buon Basket Giova, a presto!

Humus – Winner Plus PN 60-84

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Record di presenze al Micheletto per il turno infrasettimanale di playoff. Gelormini, ex di lusso, è nel quintetto iniziale per gli ospiti e la sua regia propizia le quattro triple (tre di Truccolo) che costringono Andreotti al timeout nemmeno a metà del quarto, con Varuzza e Bovolenta che non bastano a produrre il necessario fatturato. L’inerzia è già tranquillamente in mano agli ospiti perché nonostante gli avvicendamenti della panchina di casa gli humussini non riescono a bucare la difesa avversaria. I dieci minuti iniziali sono un assolo di Varuzza contro le triple pordenonesi…nessuna traccia degli altri liventini, eccezion fatta per l’estemporanea tripla sulla sirena di Kelecevic. Eloquente il 17-31 alla prima pausa.
Anemia realizzativa anche per i primi due minuti dalla ripresa, ma questa volta i canestri inviolati sono tutti e due. La musica poi non cambia e a suonarla è sempre la Winner Plus con i cannoni dalla distanza. I ragazzi di Longhin dominano ogni spazio, l’impressione è che a mancare però sia l’azione uguale e contraria di quelli di Andreotti. Varuzza pare l’unico animato dall’energia giusta, i compagni giocano col freno a mano tirato quasi non fosse per loro l’ultima spiaggia, e intanto il distacco sfiora i venti punti. Il cronico ritardo negli interventi sintomatico di bassa concentrazione, presto lascia il posto al nervosismo difronte alla pochezza del risultato. Rimesse sul filo della persa, insofferenza per l’errore altrui, abuso di uno contro uno e difesa che neanche sotto l’ombrellone aprono l’autostrada di Muner e compagni fermati solo dalla sirena, sul 26-43.
Le dieci triple incassate nei venti minuti giocati sono un canyon insuperabile. Al rientro arriva la reazione sacilese della disperazione: si vede, in tutti i liventini, maggiore intensità ma ciò non consente ancora di portare a casa un po’ di macinato, tanto che anzi è la truppa di Longhin a fare meglio. Bovolenta è costretto al doppio turno nei pitturati offensivo e difensivo ma Truccolo è una furia e decide di vincerla da solo. Al 25′ la sensazione è che si sia superato il non ritorno specie quando Fabbro, superata la guardia difensivo di Muner, si fa stoppare dal ferro durante un comodo sottomano. Il cross di Truccolo dalla lunetta della difesa fin dentro al canestro sacilese sulla sirena è il suggello a una serata di grazia che fissa il parziale 44-67.
Eppure, a dirla tutta, gli humussini si sono dannati l’anima per tutto il terzo quarto e se nei precedenti periodi la loro prestazione era censurabile, nella seconda metà di partita non si può loro imputare alcun difetto di intensità. Tanto da poter addirittura giustificare il tecnico a Bovolenta per proteste al 34′, effetto della frustrazione difronte all’impossibilità di invertire le sorti. L’ultimo quarto è dunque un lungo commiato degli humussini dal loro bellissimo pubblico e una lunga passerella dei pordenonesi che incassano una fragorosa sequenza di applausi tributati dall’intero palazzetto. Tanto da rende superfluo qualsiasi tentativo di cronaca. Finisce 84-60.
La differenza fra passare il turno e non passarlo sta nell’intensità dello sforzo e nella lucidità dell’azione costruita. Il solo merito di Sacile è stato mettere paura a Pordenone fuori dal campo, nei giorni fra il primo e il secondo incontro, motivandoli a presentarsi in riva al Livenza carichi come fosse la finale per il titolo. Il resto è cronaca di una partita mai in bilico, vinta con indiscutibile merito dispiegando doti atletiche, tecniche e tattiche impareggiabili.
Per i ragazzi di Andreotti la consolazione di una stagione culminata con la qualificazione alla post season ma terminata, di fatto, proprio alla fine della stagione regolare. La serata storta nell’ultima uscita casalinga non toglie nulla alla qualità del risultato di campionato e gli applausi tributati dai sostenitori ai giocatori ne è una valida dimostrazione.

Humus – Bor 75-71

La trasferta d’andata aveva riservato una bellissima soddisfazione ai colori sacilesi, capaci di strappare il referto rosa in un palazzo difficilissimo, il ritorno ne ha riservata una ancora maggiore: la qualificazione ai plaoyff.

Difese a maglie larghe nei primi giri di cronometro e punteggio elevato per buona sorte del pubblico. Due triple di Bovolenta e Franzin concedono un piccolo vantaggio agli humussimi, poi rallenta un po’ il ritmo il vantaggio sacilese arriva fino a 8 punti, costringendo Svab alla sospensione. Il quarto di apertura termina 20-14 in favore dei liventini.

Fabbro, in campo dalla fine primo parziale, si mette bene in luce sotto il canestro avversario ma a segnare per gli humussini è Varuzza. Fra gli ospiti il terminale offensivo è Strle ma la marcatura di Bovolenta è efficace. In campo anche Kelecevic e Zambon, in favore di maggior centimetri ma a spese di più basse percentuali al tiro, intanto con due ottime penetrazioni in area le ali ospiti tengono a galla i triestini. Ne risulta una gara più ricca di perse che di canestri finchè anche Andreotti richiama per un minuto i suoi. Turnover dalle panchine. Il rientro di D’Angelo regala subito una tripla ma questa è l’unica soddisfazione per il pubblico di casa perchè poi è solo Bor, che a 3 minuti dal riposo scavalca i liventini un po’ troppo rilassati. Arrivano anche due bombe di Batich e Moschioni che provocano lo strappo: i ragazzi di Strle non sbagliano più, quelli di Andreotti faticano anche dalla lunetta e passano dalla rilassatezza alla confusione. La pausa lunga arriva nel momento migliore del Bor, sul 31-38.

Complici le parole di Andreotti in spogliatoio al rientro l’inerzia passa di mano, con i padroni di casa che dopo aver toccato il -9 ritrovano il giusto piglio, riacciuffano la partita e addirittura il vantaggio. La sospensione chiamata da Svab interrompe l’emorragia e si ritorna sui binari dell’equilibrio. Strle è ancora dominante in area offensiva e una tripla da 8 metri di Skerl infiamma il pubblico ospite sicchè allo scadere del gioco Bor è dinuovo avanti, 51-55.

Zambon, praticamente da solo, impatta dopo l’ultima pausa e insieme a Kelecevich, che tripla dall’angolo, mette la freccia ai suoi. Strle, rifornito in isolamento, fa quello che vuole in area ma la difesa sacilese è salita di livello e sono i triestini, adesso, a faticare per segnare. Skerl mette una nuova tripla siderale ma l’ultimo è il quarto di Fabbro, che in area offensiva produce danni incalcolabili tanto da costringere Svab al tecnico per proteste pur di scuotere i suoi. Il vantaggio dei padroni di casa prima sale a 6 punti poi viene rosicchiato ancora da Skerl, ancora da lontano. L’ultimo minuto è lunghissimo, finchè Bovolenta cattura il rimbalzo che, a posteriori, chiude la gara insieme al seguente viaggio in lunetta. Seguono altre azioni e altri viaggi in lunetta, un tecnico e attimi di confusione ma che nonostante una certa dose di thrilling non cambiano le sorti. Vince l’Humus 75-71.

Humus che, dopo l’obiettivo salvezza, centra anche il massimo risultato dei playoff. Niente male per una matricola.

U14 Humus-Torre 47-50


Giovedì 17 Marzo abbiamo giocato contro il Torre Basket. Il nostro allenatore ci aveva avvisati che non sarebbe stata una partita facile perchè gli avversari sarebbero stati forti.

Noi siamo scesi in campo comunque positivi anche se all’inizio non eravamo molto concentrati e quindi non abbiamo dato il 100%, così sono andati subito in vantaggio costringendoci a essere più attenti e a impegnarci di più. Alla fine del secondo quarto eravamo sotto di 9 punti.

Non ci siamo persi d’animo, ce l’abbiamo messa tutta ma la partita l’abbiamo persa di soli 3 punti.

I nostri avversari si sono dimostrati più forti e più compatti, noi abbiamo sbagliato tanti canestri. Il nostro allenatore ci ha detto che abbiamo giocato un’ottima partita e io penso che si possa sempre migliorare.

Fino alla fine…”forza Humus”.

Giacomo Rizzo

Humus-Dinamo 79-84

Presentata come il piatto forte di giornata, Humus-Dinamo è effettivamente stata una partita ricca di emozioni e a tratti anche bella, che ha visto prevalere la squadra goriziana dall’istinto killer.

L’uscita migliore dai blocchi è della Dinamo, che sospinta dal solito gruppo di supporter mette subito un parziale di sicurezza tra sè e i sacilesi. Gap che nel corso dei minuti prima si riduce a un solo possesso, poi dilata fino a 8 lunghezze, infine consolida fino al 18-23 di fine primi dieci minuti. La velocità messa in campo dagli ospiti è minore ma la loro efficacia è di gran lunga superiore.

E così anche la partenza del secondo parziale degli ospiti è ottima, sia peprecisione nel tiro da fuori che per assistenze in area. Gli humussini cercano con la transizione di imprimere velocità, e ci riescono, ma lo scopo del gioco è fare canestro, non correre. Nel frattempo, Nanut e Moruzzi mettono in fila una serie devastante di triple che estromette i ragazzi di Andreotti dalla partita. Il coach liventino ci prova con la zona ma la mano dei goriziani è caldissima e gli 11 punti di distacco a metà partita sono, per le cose viste in campo, anche pochi.

Nervi tesi al rientro. Il discorso di Andreotti negli spogliatoi deve essere stato molto convincente perchè la grinta messa in campo dai suoi, Fabbro in primis, è un’altra cosa. Gli humussini riescono a ridurre il distacco ma si accendono gli animi, volano parole grosse e fioccano i tecnici. Si avvicina ma non abbastanza, perchè una nuova gragnola di triple si abbatte sulla difesa casalinga. Ricacciati a -15, gli humussini ci provano di orgoglio e rispondono ancora in transizione, questa volta confezionando il break del -3. Questa volta Bullara e compagni accusano il colpo e non trovano la giusta contromisura, se non quando il risultato è ormai dinuovo in discussione. (60-62)

Serve dunque l’ultimo quarto per derimere la questione. Il punto numero 63 dei sacilesi è quello del sorpasso. La musica sembra cambiata e adesso la transizione è davvero l’arma in più, complice forse una certa incapacità dei goriziani di sostenere a lungo elevati ritmi di gioco. A metà del quarto Varuzza spinge i suoi anche a 7 lunghezze di vantaggio poi, toccati i 75 punti, arriva il risveglio degli ospiti con Cossi e Kos che riportano in un amen tutto in forse. Nei due minuti finali riaffiorano i nervi, questa volta cedono a Varuzza che sul -3 si fa fischiare un tecnico per proteste. È il momento decisivo perchè il differenziale non sarà più recuperato e anzi diventerà quello del definitivo 79-84.

Comprensibile la delusione sulla sponda casalinga per una gara rimessa in sesto dopo venti terribili minuti e quasi vinta sul +7 in apertura di ultimo quarto, ma sul 75-68 e l’inerzia ampiamente dalla propria parte i cinque punti di fila concessi in pochissimi secondi sanno di harakiri. Il che equivale ad ammettere che i goriziani, in quanto a esperienza e spietatezza, hanno talenti da vendere e hanno meritato la vittoria.