Humus – VIS Spilimbergo 70-68


Era solo la terza di campionato ma quella andata in scena a Sacile è sembrata una gara di playoff. Un bellissimo derby premia l’Humus, avanti per quaranta minuti ma vincitore per due sudatissimi punti.

Il migliore esordio di partita è del quintetto di Fantin che con alcuni secondi possessi in attacco e una buona vena al tiro di Pignaton si portano presto sul +7. Quando dopo cinque minuti il vantaggio tocca la doppia cifra Musiello opta per la sospensione, ma i suoi ragazzi latitano in attacco e nonostante la pausa concedono facili recuperi alla difesa. Iniziano i turnover dalle panchine, entrano Conte e Bertolo fra i sacilesi mentre Musiello inserisce Bianchini per portare a casa un po’ di macinato dall’area. Il comodo +12 humussino si dissolve in un minuto non tanto per l’azione del centrone spilimberghese ma per le fiammate di Bardini e Cianciotta che da fuori si mettono in proprio appioppando un 10-0 di parziale interrotto solo dalla sirena del 18-16 dei primi 10 minuti.

Ci pensa Pignaton a chiudere l’emorragia al rientro ma la partita resta accesissima, specie sotto la plancia sacilese dove Bianchini fa buon uso della propria stazza. La fisicità raggiunge massima espressione, ogni azione lascia a terra almeno un giocatore e si moltiplicano i tuffi sui palloni vaganti. Si abbassano le medie ma il pubblico applaude anche perchè il punteggio è sempre in bilico. Si procede a fasi alterne, con i liventini imprecisi a gioco fermo e sotto il tabellone ma sempre un’incollatura avanti. Gli spilimberghesi sornioni osservano e lasciano fare. La gara è lunga, intanto si riposa 29-25.

Sagra dei falli dal ventesimo minuto in poi, segno che l’intensità fisica non si è smorzata nella sosta in spogliatoio ma anche di una certa variazione nel metro arbitrale. Bonus esaurito ben prima del giro di boa, gli svariati viaggi in lunetta diluiscono il tempo di gioco. Mosaicisti ancora in controllo, liventini sempre su di giri, fino al 5-0 di parziale prodotto da Bertola e Kelecevic che dopo otto minuti di sportellate sembra un evento ma che vale appena il +5 casalingo. E subito ribattuto da una tripla dall’angolo di Passudetti. Resta il tempo per una tripla per parte firmate Gallizia e Franzin a illuminare il pubblico poi riposo sul 50-47.

La zona imbastita da Musiello a inizio di ultimo parziale sembra um assaggio delle capacità offensive humussine ma Gri spiega che dall’arco è affar suo e insieme ai compagni rimette un po’ di luce (+7) fra le due squadre. A 6′ dalla fine sembra arrivato il momento dell’allungo, non è dello stesso avviso Passudetti che compensa dalla lunga. La novità è che migliorano le percentuali da fuori di Galli, allora Musiello chiama il minuto di sospensione. Gli ospiti pagano il dazio alla situazione falli che offre il +10 al quintetto di casa e manda in lunetta le sue mani più educate a poco più di tre giri dalla fine. È il punto di non ritorno: Cianciotta trova due triple di fila e tutto ritorna dinuovo in bilico, ma Galli segna da lontano a scandire con una nuova firma da tre un turbinio di emozioni che consegnano una nuova situazione di equilibrio a 1’19” dalla sirena. Gli assoli conclusivi sono di Galli e ancora Cianciotta da lontanissimo e il +3 a 50″ dalla fine odora di overtime. Una buona gestione del possesso e una buona mano a gioco fermo di Galli mettono 4 punti di distanza fra le squadre e fanno partire la sigla di chiusura. Ma improvvisamente l’ennesima tripla, questa volta di Passudetti, offre un contenuto speciale, quell’imprevisto che rimette tutti a sedere appena prima di uscire dal cinema. La tripla della disperazione di lascia meno di 2″ a Galli per un ultimo viaggio della carità. L’incredibile sembra accadere quando l’ala sacilese sbaglia il primo e “sbaglia a sbagliare”, cioe segna, il secondo. Minuto di sospensione, tensione indescrivibile, +2 Humus, rimessa VIS da tre quarti. Musiello progetta lo schema per il suo uomo più caldo, Cianciotta, che riceve in angolo e tira senza esitazione. Ma francobollato c’è Pignaton, che mette la mano, stoppa il tiro, suggella una prestazione da migliore in campo e consegna la vittoria ai suoi. 70-68 il finale.

Non si poteva desiderare di più sul piano emotivo da questo derby. Festeggia l’Humus e ne ha pieno merito: avanti dal primo all’ultimo secondo senza cali di intensità. Sembravano, i ragazzi di Fantin, destinati a pagare lo sforzo ma quel momento non è mai arrivato e quando Gri, molto consistente, ha passato il testimone a Galli il resto del roster ha continuato a lavorare perfettamente. Risultato eccezionale, perchè ottenuto superando una squadra chiaramente competitiva in una serata in cui gli spilimberghesi di certo non hanno giocato male, anzi: un Cianciotta da 25 punti, un bottino 10 triple e la doppia cifra di Bianchini nel pitturato indicano che la VIS è pericolosa da tutte le posizioni.

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Humus – UBC 79-80

La prima in casa della nuova stagione aveva un sapore speciale, era il ritorno dell’ex Andreotti al Micheletto. Nel preliminare di coppa FVG era servito un supplementare per assegnare ai sacilesi la vittoria, la gara di campionato al palaHumus si è rivelata una sorta di rivincita che Andreotti ha saputo fare sua dopo una partita sempre all’inseguimento.

Ritmi lenti in avvio, attacchi a fidare le difese schierate e basse percentuali realizzative. Fantin a metà tempo inizia i turnover, il più riuscito è Zambon che infila un paio di giocate efficaci. La vena di Gri costringe Andreotti alla sospensione ma basta perchè Galli e Bovolenta strappano il servizio agli udinesi e portano a +6 gli humussini. Si alzano i ritmi solo sul finale e il primo riposo è sul 23-17.

Esordio di Bertola dal decimo minuto di gioco ma i primissimi tentativi di squadra non danno buoni frutti e a eccezione di una tripla di Galli a segnare sono solo gli ospiti. Il recupero ospite è ostacolato da Pignaton, che sigla il +9. L’impressione è che la manovra humussina sia più ragionata mentre quella ospite più istintiva, di fatto il +10 è pressochè azzerato in poco più di due minuti. Ci pensa ancora Pignaton a rompere l’imbarazzo sul 35esimo punto, poi arriva la sirena della pausa in spogliatoio, 37-34.

Al rientro è più propositivo l’atteggiamento dei liventini che innescati da Gri si riportano a un confortante +9. Paradiso e compagni optano per una zona, recuperano qualche possesso ma concedono qualche rimbalzo difensivo di troppo e Pignaton annulla quanto di buono aveva prodotto il loro schieramento. Il +13 suggerisce a Fantin di allargare la rotazione e si rivedono Conte, Dal Bello, Kelecevic e Bertola. Quest’ultimo trova anche il suo primo centro in maglia humussina, ma non c’è tregua e la partita torna in bilico quando Moretti e Paradiso firmano due triple dal centro che riducono a 5 i punti di distacco. Nel momento di maggiore difficoltà arrivano i fatturati di Franzin e Dal Bello, una boccata di ossigeno per il 59-53 di fine terzo parziale.

Al 30′ Bertola ha il suo momento migliore, perfeziona un 2+1 e una quasi recuperata ma i suoi gesti sono lontani ricordi quando la difesa concede due rimbalzi omaggio nella stessa azione. I giocatori esprimono il massimo atletismo e la partita è godibile. Il vantaggio humussino varia a elastico ma pur non rovesciando mai l’inerzia del risultato, gli udinesi sembrano perfettamente in grado di fare il colpaccio. Specie al 36′, quando approfittando di un nuovo passaggio a vuoto degli uomini di Fantin tornano a -1. Sembra la replica dell’incontro di coppa, che era andato all’OT. Il punto 66 è quello del contatto a referto, il 68esimo è quello del primo vantaggio ospite e mancano solo tre giri e mezzo di lancette. Ogni azione pesa tantissimo, ogni fischio può essere determinante: Galli e Gri optano per scelte di tiro delicatissime ma a 80″ dalla fine la loro mano non trema e gli humussini sono a +3. Minuto per Andreotti. Pignolo pareggia con una parabola altissima e Galli fa subito altrettanto, poi il viaggio in lunetta di Petronio arriva a 40″ dalla fine. Dall’altra parte Bovolenta sbaglia il jumper, la difasa udinese recupera e sul rovesciamento Petronio semina la difesa e appoggia da sotto il sorpasso a 6″ dalla fine. Minuto per Fantin. L’azione finale architettata nella pausa dal coach sacilese porta nelle mani di Dal Bello l’ultimo pallone, che però dall’angolo non finisce come si vorrebbe e tanto basta a mandare i titoli alla partita, sul 79-80.

L’arrivo in volata premia i ragazzi di Andreotti, che pur avendo inseguito per tre quarti di partita non hanno mai, nemmeno sul -13, lasciato intendere che il risultato era acquisito. E che hanno tenuto la parte migliore per il finale, dimostrando in questo un grande potenziale: tenuta mentale, facilità realizzativa e grande atletismo. In effetti anche con un divario in doppia cifra la partita non è mai stata davvero in mano ai sacilesi, che pure hanno espresso un gioco più articolato. Di certo la sconfitta ha un fastidioso retrogusto.

Davide Brecciaroli

 

Di Davide Brecciaroli sappiamo già molto, compresa la sua recente nuova qualifica di allenatore nazionale di primo livello. Negli anni l’abbiamo seguito e ammirato, poi ha sposato la causa Humus contribuendo in modo determinante prima come giocatore e poi come allenatore. Adesso ricopre un ruolo strategico nella proposta sportiva Humus: responsabile del settore tecnico, allenatore U16. Vediamo come ha risposto alle domande che gli abbiamo posto.
 
La tua con il Basket è una lunga storia: vuoi raccontarcela?
“Ho iniziato all’età di 7 anni quando un pomeriggio di ottobre mio padre mi ha portato al vecchio Piccin dove un grande istruttore di nome Marcello Mosca mi ha fatto innamorare di questo meraviglioso sport. Da allora ho giocato per 32 anni (interrotti solo da due gravi infortuni). Ho avuto la fortuna di vincere campionati di giocare per il mio paese in C1, di aver avuto la possibilità di conoscere un sacco di gente speciale che sono tutt’ora dei miei carissimi amici, di essere stato allenato tanti bravi allenatori come Jacopo Galli e Livio Buzzolo. E di aver finito la carriera con la storica prima promozione in Serie D dell’Humus con gran parte di giocatori con cui avevo fatto le giovanili”.
Adesso alleni, perché?
“Alleno per la grande passione che ho per questo sport e soprattutto per la possibilità di cercare di insegnare e di trasmettere questa passione ai giovani”.
Qual è la tua qualifica?
“Primo livello nazionale e istruttore giovanile”.
Secondo te perché i giovani dovrebbero giocare a Basket?
“Perché la pallacanestro – come tutti gli altri sport di squadra e non solo – deve essere aggregazione, punto di incontro, passione e adesso più che mai tutti questi giovani e questi ragazzi hanno bisogno di riscoprire questi valori”
Grazie Davide, buon Basket!

Piero Dotta

 

Se c’è un appassionato di Basket affezionato a Sacile quello è Piero Dotta. I vecchi giocatori lo ricordano perché era imbattibile, i vecchi allenatori lo ricordano per le montagne di punti che portava alla squadra, i giovani giocatori – allena i nostri U18 – stanno imparando da lui i fondamentali del Basket…e anche qualche trucco del mestiere. Piero (o Stefano, ancora non si è ancora capito quale sia il suo vero nome di battesimo) fa tutto con calma, per avere anche il tempo di sorridere. Persino le risposte a questa intervista sono arrivate con calma…chissà, forse per far sorridere noi.
La tua con il Basket è una lunga storia: vuoi raccontarcela?
“Ho incontrato il Basket quando avevo 10 anni, vedendo le partite di mio cugino Evio – attuale super dirigente CSilver – e andando alle partite Postal Mobili con lui e zio Bruno. Ho sempre giocato a Sacile facendo le giovanili e partecipando al percorso dalla Idivisione alla Serie C1. Ho concluso l’attività “giocata” quando avevo 25 anni per motivi di studio e lavoro. Alleno da quando avevo 22/23 anni (ne sono passati 25) e ho collaborato per alcune stagioni con il Sistema Basket Pordenone come allenatore e dirigente. La mia storia (come per tanti altri) è passione per il Basket, in tutti i suoi ruoli, anche se non ho mai arbitrato…ancora!
Adesso alleni, perché?
“Per poter fare questa intervista….scherzi a parte, adesso alleno per dare ciò che io ho ricevuto in passato. Ovvero la possibilità di praticare uno sport, di coltivare una passione, di stare con altre persone, di condividere il tentativo di raggiungere un obiettivo, di disciplinarmi, di divertirmi… Ma la prima motivazione è la più grande”.
Qual è la tua qualifica?
“Allenatore di base”.
Secondo te perché i giovani dovrebbero giocare a Basket?
“Dovrebbero giocare a Basket, non praticare, per divertirsi. Ritengo al tempo stesso che il divertimento è strettamente legato al rispetto per gli altri e al necessario senso del dovere”.
Grazie Piero, buon Basket!

Fausto Colombera

Fausto Colombera è da anni punto fisso della nostra società e dello staff tecnico. Ha guidato il gruppo che oggi costituisce l’ossatura della squadra U20, ora è allenatore della formazione U13 ma rientra nei suoi incarichi anche quello di aiuto allenatore della squadra CSilver, a supporto di Domenico. Ve lo presentiamo attraverso una breve intervista.

La tua, col Basket, è una lunga storia: raccontacela.
“Ho iniziato a giocare a 8 anni all’oratorio di Sacile dove un signore di nome Marcello Mosca mi chiese di andare a provare ad allenarmi sul serio. L’ho fatto per i 33 anni successivi. Ho avuto la fortuna di andare a giocare a Bologna – era il 1986 avevo 16 anni – una città che vive per il Basket. Lì ho vinto un titolo regionale juniores e un campionato nazionale studentesco, poi in Israele il titolo studentesco europeo. Dopo 4 anni a Bologna torno a Sacile con la Birex nel momento storico migliore per il Basket liventino, quindi a Cordenons allenato da Jacopo Galli e a Fontanafredda con promozione in serie C. Ho terminato la mia carriera da giocatore proprio con l’Humus con la prima e storica promozione in serie D”.
 
Adesso alleni…perché?
“Perché questo sport c’è l’ho nel sangue e quando entro in palestra mi emoziono ancora. Vorrei insegnare ai ragazzi questo magnifico sport e i suoi sani principi”.
 
Che livello di qualifica hai come allenatore?
“Allenatore di base”.
 
Per quale ragione i ragazzi dovrebbero praticare il basket?
“Il Basket, come tutti gli sport di squadra, è un bellissimo strumento di socializzazione e condivisione cose delle quali hanno sempre più bisogno i ragazzi oggi…”.
Grazie Fausto, buon Basket!

Goodbye Pippo!

Nel libro della nostra storia giriamo un’altra pagina: Filippo d’Angelo ha deciso di accettare una proposta importante per la sua carriera di giocatore e dal prossimo anno vestirà la maglia della Vigor Hesperia Conegliano, in CSilver.

A Sacile Pippo è considerato uno ruvido in campo, dalle caratteristiche di leader ma soprattutto un guastatore del pitturato avversario, specialmente spalle a canestro. Nel dirlo usiamo il presente, perché come tutte le belle relazioni speriamo che il nostro sia un arrivederci, pur sperando per lui tutto il bene dalla nuova esperienza veneta.

Grazie Pippo per questi due anni!

Gli arrivederci

Fra una stagione e l’altra capita di fare dei bilanci. Riavvolgendo il nastro riaffiorano ricordi ed emozioni, qualche volta anche più vecchi della stagione che si è appena chiusa. Si prendono delle decisioni, cercando di usare la ragione. Ma alla fine, quando è il momento dei saluti, comanda il cuore.
Simone Fabbro. Uno dei protagonisti degli ultimi campionati, quelli vincenti. Uno che ha perso pochissimi allenamenti, che ha spaccato qualche armadietto ma che porta in braccio i ragazzi delle giovanili. Uno che ci tiene.

Matteo Varuzza. Quando è tornato ha continuato da dove aveva lasciato, ri-prendendo per mano la squadra e portandola a nuovi massimi.
Francesco Bellinvia. Un personaggio in campo e fuori che lascia in eredità una quantità record di triple, molte determinanti. Dalla Promozione alla CSilver.
Matteo Dalmazi. Schivo e silenzioso, in cam po lascia che sia il suo basket a parlare. Le prestazioni che ha prodotto rimangono nella memoria, come tutte le volte nelle quali ha dato la svolta a partite nelle quali le cose si stavano mettendo male.
Questi ragazzi hanno scelto di giocare in altre società e noi vogliamo salutarli. Alcuni di loro sono stati con noi di più, altri di meno. Quando le strade si dividono il dispiacere è tanto, ma la riconoscenza per quanto hanno dato alla nostra Società è certamente superiore.
Simo, Varu, Belli e Matteo: ciao, grazie e…buon basket!

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Le sorprese, quelle belle

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In occasioni come questa avremmo rilasciato un comunicato stampa per ringraziare Andreotti del lavoro svolto augurandogli soddisfazione per il nuovo importante incarico, e da un punto di vista formale ciò sarebbe doveroso. Invece vogliamo riservare a Giovanni un ringraziamento meno ufficiale ma più sentito, per questo lo facciamo direttamente sul nostro sito.

Non sappiamo bene quale sia l’immagine che diamo di noi ma una cosa è certa: abbiamo moltissimo da imparare. Infatti facciamo molti errori, nonostante la buona volontà, e spesso ci troviamo in situazioni difficili. Una di queste è capitata qualche mese fa.

Il risultato è stato in linea con le più rosee previsioni, nonostante la partenza con handicap. Dopo quello iniziale ci sono stati altri momenti difficili nel corso della stagione ma in molti è stato determinante il contributo di Giovanni. Sempre presente, sempre ottimista, sempre motivato. Ha sempre ringraziato per l’opportunità che la Società gli stava dando, gesto di grande umiltà, quando invece l’opportunità è stata reciproca.

Per questo ci dispiace (e quanto!) che i nostri percorsi si dividano ma le ragioni della scelta sono al di fuori dell’ambito sportivo: dobbiamo anzi a Giovanni un credito speciale per il sacrificio di tutti questi mesi. Con un anno di esperienza in più sulle spalle noi ci sentiamo più forti, anche se continueremo a sbagliare, e siamo orgogliosi di avere sofferto, resistito a gioito insieme a Giovanni in tutti questi mesi.

Buon Basket Giova, a presto!

Humus – Winner Plus PN 60-84

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Record di presenze al Micheletto per il turno infrasettimanale di playoff. Gelormini, ex di lusso, è nel quintetto iniziale per gli ospiti e la sua regia propizia le quattro triple (tre di Truccolo) che costringono Andreotti al timeout nemmeno a metà del quarto, con Varuzza e Bovolenta che non bastano a produrre il necessario fatturato. L’inerzia è già tranquillamente in mano agli ospiti perché nonostante gli avvicendamenti della panchina di casa gli humussini non riescono a bucare la difesa avversaria. I dieci minuti iniziali sono un assolo di Varuzza contro le triple pordenonesi…nessuna traccia degli altri liventini, eccezion fatta per l’estemporanea tripla sulla sirena di Kelecevic. Eloquente il 17-31 alla prima pausa.
Anemia realizzativa anche per i primi due minuti dalla ripresa, ma questa volta i canestri inviolati sono tutti e due. La musica poi non cambia e a suonarla è sempre la Winner Plus con i cannoni dalla distanza. I ragazzi di Longhin dominano ogni spazio, l’impressione è che a mancare però sia l’azione uguale e contraria di quelli di Andreotti. Varuzza pare l’unico animato dall’energia giusta, i compagni giocano col freno a mano tirato quasi non fosse per loro l’ultima spiaggia, e intanto il distacco sfiora i venti punti. Il cronico ritardo negli interventi sintomatico di bassa concentrazione, presto lascia il posto al nervosismo difronte alla pochezza del risultato. Rimesse sul filo della persa, insofferenza per l’errore altrui, abuso di uno contro uno e difesa che neanche sotto l’ombrellone aprono l’autostrada di Muner e compagni fermati solo dalla sirena, sul 26-43.
Le dieci triple incassate nei venti minuti giocati sono un canyon insuperabile. Al rientro arriva la reazione sacilese della disperazione: si vede, in tutti i liventini, maggiore intensità ma ciò non consente ancora di portare a casa un po’ di macinato, tanto che anzi è la truppa di Longhin a fare meglio. Bovolenta è costretto al doppio turno nei pitturati offensivo e difensivo ma Truccolo è una furia e decide di vincerla da solo. Al 25′ la sensazione è che si sia superato il non ritorno specie quando Fabbro, superata la guardia difensivo di Muner, si fa stoppare dal ferro durante un comodo sottomano. Il cross di Truccolo dalla lunetta della difesa fin dentro al canestro sacilese sulla sirena è il suggello a una serata di grazia che fissa il parziale 44-67.
Eppure, a dirla tutta, gli humussini si sono dannati l’anima per tutto il terzo quarto e se nei precedenti periodi la loro prestazione era censurabile, nella seconda metà di partita non si può loro imputare alcun difetto di intensità. Tanto da poter addirittura giustificare il tecnico a Bovolenta per proteste al 34′, effetto della frustrazione difronte all’impossibilità di invertire le sorti. L’ultimo quarto è dunque un lungo commiato degli humussini dal loro bellissimo pubblico e una lunga passerella dei pordenonesi che incassano una fragorosa sequenza di applausi tributati dall’intero palazzetto. Tanto da rende superfluo qualsiasi tentativo di cronaca. Finisce 84-60.
La differenza fra passare il turno e non passarlo sta nell’intensità dello sforzo e nella lucidità dell’azione costruita. Il solo merito di Sacile è stato mettere paura a Pordenone fuori dal campo, nei giorni fra il primo e il secondo incontro, motivandoli a presentarsi in riva al Livenza carichi come fosse la finale per il titolo. Il resto è cronaca di una partita mai in bilico, vinta con indiscutibile merito dispiegando doti atletiche, tecniche e tattiche impareggiabili.
Per i ragazzi di Andreotti la consolazione di una stagione culminata con la qualificazione alla post season ma terminata, di fatto, proprio alla fine della stagione regolare. La serata storta nell’ultima uscita casalinga non toglie nulla alla qualità del risultato di campionato e gli applausi tributati dai sostenitori ai giocatori ne è una valida dimostrazione.

Humus – Bor 75-71

La trasferta d’andata aveva riservato una bellissima soddisfazione ai colori sacilesi, capaci di strappare il referto rosa in un palazzo difficilissimo, il ritorno ne ha riservata una ancora maggiore: la qualificazione ai plaoyff.

Difese a maglie larghe nei primi giri di cronometro e punteggio elevato per buona sorte del pubblico. Due triple di Bovolenta e Franzin concedono un piccolo vantaggio agli humussimi, poi rallenta un po’ il ritmo il vantaggio sacilese arriva fino a 8 punti, costringendo Svab alla sospensione. Il quarto di apertura termina 20-14 in favore dei liventini.

Fabbro, in campo dalla fine primo parziale, si mette bene in luce sotto il canestro avversario ma a segnare per gli humussini è Varuzza. Fra gli ospiti il terminale offensivo è Strle ma la marcatura di Bovolenta è efficace. In campo anche Kelecevic e Zambon, in favore di maggior centimetri ma a spese di più basse percentuali al tiro, intanto con due ottime penetrazioni in area le ali ospiti tengono a galla i triestini. Ne risulta una gara più ricca di perse che di canestri finchè anche Andreotti richiama per un minuto i suoi. Turnover dalle panchine. Il rientro di D’Angelo regala subito una tripla ma questa è l’unica soddisfazione per il pubblico di casa perchè poi è solo Bor, che a 3 minuti dal riposo scavalca i liventini un po’ troppo rilassati. Arrivano anche due bombe di Batich e Moschioni che provocano lo strappo: i ragazzi di Strle non sbagliano più, quelli di Andreotti faticano anche dalla lunetta e passano dalla rilassatezza alla confusione. La pausa lunga arriva nel momento migliore del Bor, sul 31-38.

Complici le parole di Andreotti in spogliatoio al rientro l’inerzia passa di mano, con i padroni di casa che dopo aver toccato il -9 ritrovano il giusto piglio, riacciuffano la partita e addirittura il vantaggio. La sospensione chiamata da Svab interrompe l’emorragia e si ritorna sui binari dell’equilibrio. Strle è ancora dominante in area offensiva e una tripla da 8 metri di Skerl infiamma il pubblico ospite sicchè allo scadere del gioco Bor è dinuovo avanti, 51-55.

Zambon, praticamente da solo, impatta dopo l’ultima pausa e insieme a Kelecevich, che tripla dall’angolo, mette la freccia ai suoi. Strle, rifornito in isolamento, fa quello che vuole in area ma la difesa sacilese è salita di livello e sono i triestini, adesso, a faticare per segnare. Skerl mette una nuova tripla siderale ma l’ultimo è il quarto di Fabbro, che in area offensiva produce danni incalcolabili tanto da costringere Svab al tecnico per proteste pur di scuotere i suoi. Il vantaggio dei padroni di casa prima sale a 6 punti poi viene rosicchiato ancora da Skerl, ancora da lontano. L’ultimo minuto è lunghissimo, finchè Bovolenta cattura il rimbalzo che, a posteriori, chiude la gara insieme al seguente viaggio in lunetta. Seguono altre azioni e altri viaggi in lunetta, un tecnico e attimi di confusione ma che nonostante una certa dose di thrilling non cambiano le sorti. Vince l’Humus 75-71.

Humus che, dopo l’obiettivo salvezza, centra anche il massimo risultato dei playoff. Niente male per una matricola.