AKK BOR – Humus 70-79

Il palio di BOR-Humus non erano solo i due punti in classifica ma anche l’iniezione di fiducia del battere una formazione di alta classifica. Dopo quaranta minuti di battaglia questa soddisfazione è andata ai sacilesi che sbancano lo stadio di via di Guardiella con una prestazione solida e di gruppo.
In avvio sacilesi che segnano solo da tre, con ottime percentuali, e BOR che punta sull’uno contro uno guadagnando, se non punti, falli. Zambon tiene a bada Strle in area, si segna con continuità e la partita è piacevole. La zona difensiva dei ragazzi di Kralic non impensierisce Galli e compagni che anzi confermano la precisione da fuori e il parziale di apertura si chiude 18-25.
Anche Fantin improvvisa la zona difensiva in partenza di secondo quarto e nel frattempo continua la rotazione dei giocatori in campo per distribuire le fatiche. Una combinazione di recuperi difensivi e canestri da fuori propizia lo strappo del +14. Strle è costretto alla panca da un infortunio di gioco (rientrerà poco dopo) e l’inerzia non cambia, i sacilesi sempre padroni del risultato, 30-45 alla pausa lunga.
Babich da casa sua inaugura il terzo quarto ma anche il tentativo di recupero. Il piglio dei suoi è infatti più deciso che nei primi dieci minuti e a metà parziale il distacco è di 11 punti. In attacco i sacilesi soffrono la maggiire intensità e subiscono il break che riporta gli avversari a -5. Il duo G&G non segna più. Franzin si danna per portare un po’ di acqua al mulino ma intanto Babich ripete il numero del tiro dagli spogliatoi poi arriva l’ultima pausa e il vantaggio si è dimezzato, 51-59.
L’inizio procede a piccoli passi tanto nel punteggio quanto nel ritmo di gioco ma stavolta a trarne vantaggio sono i sacilesi. Nell’unica transizione dei primi 3 minuti Bovolenta semina la difesa ma il tentativo di accelerare non va a buon fine e la gara prosegue sui binari della parità con uno scarto sempre sotto la doppia cifra. Il clou arriva quando mancano 3’30” con i triestini a -4: Pignaton trova una tripla che vale oro con le mani del marcatore in faccia e poi va in cielo a catturare un rimbalzo. Gri è infallibile dalla lunetta e prodice il +10 a 1’38” con Babich e compagni che giocano col cronometro per tentare il rientro con tentativi da tre senza troppo dispendio di tempo ma la fatica si fa sentire e la mano non è più precisa. Cosi sono gli humussini a giocare col tempo, per farlo passare, e ci riescono. Il minuto finale consolida il vantaggio e la contesa si chiude 70-79.
La striscia positiva dunque si allunga a quattro e conferma l’Humus in una posizione di classifica ben oltre le aspettative. La sfida ora sarà mantenere questo livello di competitività.

Humus – Geatti Basket Time 73-51

In previsione di turni di campionato alquanto difficili l’impegno interno con Geatti appariva abbordabile: la truppa di Fantin pur non brillando porta al termine la missione e incassa il quarto referto rosa.

Il canestro di benvenuto è di Zambon che piega il ferro in transizione e inaugura una sequenza di canestri in arresto dalla media. La Geatti non trova linee di passaggio in area e opta per infruttuosi tentativi da fuori. Il ritmo non è dei più elevati e a giovarne sono i liventini che costruiscono la doppia cifra di vantaggio in un quarto scarso persino nel contro dei falli in cui sono degni di cronaca il contributo di Bertola, Kelecevic, Conte e Rascazzo dalla panchina a confezionare il 24-7.

Una sonnacchiosa difesa humussina omaggia l’attacco udinese di extra possessi ma Moznic e compagni non sono abili tiratori quanto efficaci rimbalzisti. Per quattro minuti si gioca a chi fa meno e ai refertisti spetta il solo compito di segnare falli personali, il rischio è che l’imprecisione lasci spazio ai nervi. A sventare la minaccia ci pensano Galli con un’azione da quattro punti e Fantin che rimette in campo il primo quintetto, ma la partita riprende quota solo quando il coach chiede ai suoi di pressare a tutto campo. Il che non sarà il massimo dello spettacolo ma almeno il pubblico ha qualcosa per cui non dormire. Minuti anche per Pin che non tarda a ripagare la fiducia del suo coach. Gli ospiti faticano davvero a realizzare e in molti casi anche solo a costruire, il 38-13 di metà partita è un’eloquente dichiarazione di inferiorità.

Ma il reset di metà partita negli spogliatoi udinesi funziona: i ragazzi di Pesante riescono in pochi minuti a fatturare quanto nel quarto precedente e a ridurre il debito nel punteggio, con solo qualche Joule in più nelle gambe e un Avanzo da 14 punti sul parquet. Dall’altra parte il bruttissimo rientro del quintetto sacilese costringe l’allenatore humussino al break in panchina e quando dopo cinque minuti gli udinesi si portano (quasi) in scia, a Gri e soci torna la voglia di giocare: Bertola fa suoi i rimbalzi in difesa, anche gli altri quattro trovano intensità. A marcare l’assenza è ancora l’attacco, il periodo lo vince Udine e all’ultimo riposo il punteggio è di 51-33.

Con poco interesse per il risultato il gioco si fa più rilassato, ciononostante le percentuali di tiro – e di tiri se ne sono visti parecchi – non decollano. Il massimo vantaggio di 25 punti è ormai lontano, gli humussini a corrente alternata veleggiano adesso poco sopra la doppia cifra, finché Kelecevic e Gri si ricordano come si tira da fuori e producono la necessaria scossa emotiva. Udine si mette a zona ma il risultato non cambia. Bovolenta e Zambon calamitano i palloni sotto il canestro avversario, si trovano a meraviglia e riportano la tranquillità. Franzin consolida il vantaggio con una tripla e infine arriva il triplice fischio sul 73-51.

Vanno in archivio quaranta minuti dimenticabilissimi ma che valgono per la classifica quanto quelli delle precedenti vittorie, quindi molto. La Geatti vista a Sacile non ha mai davvero impensierito l’Humus nè sul piano fisico nè su quello tattico, nemmeno nel terzo sciagurato periodo. Viste le condizioni al contorno ci si aspettava qualcosa di più dai padroni di casa: con un pizzico di maggiore concentrazione la partita sarebbe potuta essere anche godibile.

CAPITANO (tutto maiuscolo)

Nel Basket un secondo può essere un tempo lunghissimo e contenere molti episodi che cambiano l’esito di una partita. Calcolate quanti secondi ci sono in 18 anni e immaginate quanti episodi determinanti possono starci dentro…un numero gigantesco. Noi abbiamo uno che ha firmato una montagna di episodi determinanti. Certi gesti all’ultimo secondo te li ricordi finché vivi, così come chi li ha computi.

Eppure non basta questo per trasformare un gran giocatore in un capitano tutto maiuscolo. Al contrario, servono tempo e una gran volontà.
Perché bisogna sudare più degli altri, essere presente e puntuale a ogni allenamento, dare sempre ragione all’allenatore, accettare la sconfitta e vincere con stile, non lamentarsi mai, accettare la panca, fermarsi a raccogliere le bottigliette vuote e mettere via i palloni, aiutare i compagni a fare altrettanto.

Per fare tutto questo, cioè per essere un capitano tutto maiuscolo, servono anni. Noi abbiamo uno che sa cosa vuol dire tutto questo e l’ha dimostrato con il suo esempio. Anzi, lo sta ancora dimostrando.

Simonluca Quitadamo affronta la sua stagione n.18 in maglia Humus.

Lui è un CAPITANO tutto maiuscolo.

Giù il cappello.

Humus – VIS Spilimbergo 70-68


Era solo la terza di campionato ma quella andata in scena a Sacile è sembrata una gara di playoff. Un bellissimo derby premia l’Humus, avanti per quaranta minuti ma vincitore per due sudatissimi punti.

Il migliore esordio di partita è del quintetto di Fantin che con alcuni secondi possessi in attacco e una buona vena al tiro di Pignaton si portano presto sul +7. Quando dopo cinque minuti il vantaggio tocca la doppia cifra Musiello opta per la sospensione, ma i suoi ragazzi latitano in attacco e nonostante la pausa concedono facili recuperi alla difesa. Iniziano i turnover dalle panchine, entrano Conte e Bertolo fra i sacilesi mentre Musiello inserisce Bianchini per portare a casa un po’ di macinato dall’area. Il comodo +12 humussino si dissolve in un minuto non tanto per l’azione del centrone spilimberghese ma per le fiammate di Bardini e Cianciotta che da fuori si mettono in proprio appioppando un 10-0 di parziale interrotto solo dalla sirena del 18-16 dei primi 10 minuti.

Ci pensa Pignaton a chiudere l’emorragia al rientro ma la partita resta accesissima, specie sotto la plancia sacilese dove Bianchini fa buon uso della propria stazza. La fisicità raggiunge massima espressione, ogni azione lascia a terra almeno un giocatore e si moltiplicano i tuffi sui palloni vaganti. Si abbassano le medie ma il pubblico applaude anche perchè il punteggio è sempre in bilico. Si procede a fasi alterne, con i liventini imprecisi a gioco fermo e sotto il tabellone ma sempre un’incollatura avanti. Gli spilimberghesi sornioni osservano e lasciano fare. La gara è lunga, intanto si riposa 29-25.

Sagra dei falli dal ventesimo minuto in poi, segno che l’intensità fisica non si è smorzata nella sosta in spogliatoio ma anche di una certa variazione nel metro arbitrale. Bonus esaurito ben prima del giro di boa, gli svariati viaggi in lunetta diluiscono il tempo di gioco. Mosaicisti ancora in controllo, liventini sempre su di giri, fino al 5-0 di parziale prodotto da Bertola e Kelecevic che dopo otto minuti di sportellate sembra un evento ma che vale appena il +5 casalingo. E subito ribattuto da una tripla dall’angolo di Passudetti. Resta il tempo per una tripla per parte firmate Gallizia e Franzin a illuminare il pubblico poi riposo sul 50-47.

La zona imbastita da Musiello a inizio di ultimo parziale sembra um assaggio delle capacità offensive humussine ma Gri spiega che dall’arco è affar suo e insieme ai compagni rimette un po’ di luce (+7) fra le due squadre. A 6′ dalla fine sembra arrivato il momento dell’allungo, non è dello stesso avviso Passudetti che compensa dalla lunga. La novità è che migliorano le percentuali da fuori di Galli, allora Musiello chiama il minuto di sospensione. Gli ospiti pagano il dazio alla situazione falli che offre il +10 al quintetto di casa e manda in lunetta le sue mani più educate a poco più di tre giri dalla fine. È il punto di non ritorno: Cianciotta trova due triple di fila e tutto ritorna dinuovo in bilico, ma Galli segna da lontano a scandire con una nuova firma da tre un turbinio di emozioni che consegnano una nuova situazione di equilibrio a 1’19” dalla sirena. Gli assoli conclusivi sono di Galli e ancora Cianciotta da lontanissimo e il +3 a 50″ dalla fine odora di overtime. Una buona gestione del possesso e una buona mano a gioco fermo di Galli mettono 4 punti di distanza fra le squadre e fanno partire la sigla di chiusura. Ma improvvisamente l’ennesima tripla, questa volta di Passudetti, offre un contenuto speciale, quell’imprevisto che rimette tutti a sedere appena prima di uscire dal cinema. La tripla della disperazione di lascia meno di 2″ a Galli per un ultimo viaggio della carità. L’incredibile sembra accadere quando l’ala sacilese sbaglia il primo e “sbaglia a sbagliare”, cioe segna, il secondo. Minuto di sospensione, tensione indescrivibile, +2 Humus, rimessa VIS da tre quarti. Musiello progetta lo schema per il suo uomo più caldo, Cianciotta, che riceve in angolo e tira senza esitazione. Ma francobollato c’è Pignaton, che mette la mano, stoppa il tiro, suggella una prestazione da migliore in campo e consegna la vittoria ai suoi. 70-68 il finale.

Non si poteva desiderare di più sul piano emotivo da questo derby. Festeggia l’Humus e ne ha pieno merito: avanti dal primo all’ultimo secondo senza cali di intensità. Sembravano, i ragazzi di Fantin, destinati a pagare lo sforzo ma quel momento non è mai arrivato e quando Gri, molto consistente, ha passato il testimone a Galli il resto del roster ha continuato a lavorare perfettamente. Risultato eccezionale, perchè ottenuto superando una squadra chiaramente competitiva in una serata in cui gli spilimberghesi di certo non hanno giocato male, anzi: un Cianciotta da 25 punti, un bottino 10 triple e la doppia cifra di Bianchini nel pitturato indicano che la VIS è pericolosa da tutte le posizioni.

Humus – UBC 79-80

La prima in casa della nuova stagione aveva un sapore speciale, era il ritorno dell’ex Andreotti al Micheletto. Nel preliminare di coppa FVG era servito un supplementare per assegnare ai sacilesi la vittoria, la gara di campionato al palaHumus si è rivelata una sorta di rivincita che Andreotti ha saputo fare sua dopo una partita sempre all’inseguimento.

Ritmi lenti in avvio, attacchi a fidare le difese schierate e basse percentuali realizzative. Fantin a metà tempo inizia i turnover, il più riuscito è Zambon che infila un paio di giocate efficaci. La vena di Gri costringe Andreotti alla sospensione ma basta perchè Galli e Bovolenta strappano il servizio agli udinesi e portano a +6 gli humussini. Si alzano i ritmi solo sul finale e il primo riposo è sul 23-17.

Esordio di Bertola dal decimo minuto di gioco ma i primissimi tentativi di squadra non danno buoni frutti e a eccezione di una tripla di Galli a segnare sono solo gli ospiti. Il recupero ospite è ostacolato da Pignaton, che sigla il +9. L’impressione è che la manovra humussina sia più ragionata mentre quella ospite più istintiva, di fatto il +10 è pressochè azzerato in poco più di due minuti. Ci pensa ancora Pignaton a rompere l’imbarazzo sul 35esimo punto, poi arriva la sirena della pausa in spogliatoio, 37-34.

Al rientro è più propositivo l’atteggiamento dei liventini che innescati da Gri si riportano a un confortante +9. Paradiso e compagni optano per una zona, recuperano qualche possesso ma concedono qualche rimbalzo difensivo di troppo e Pignaton annulla quanto di buono aveva prodotto il loro schieramento. Il +13 suggerisce a Fantin di allargare la rotazione e si rivedono Conte, Dal Bello, Kelecevic e Bertola. Quest’ultimo trova anche il suo primo centro in maglia humussina, ma non c’è tregua e la partita torna in bilico quando Moretti e Paradiso firmano due triple dal centro che riducono a 5 i punti di distacco. Nel momento di maggiore difficoltà arrivano i fatturati di Franzin e Dal Bello, una boccata di ossigeno per il 59-53 di fine terzo parziale.

Al 30′ Bertola ha il suo momento migliore, perfeziona un 2+1 e una quasi recuperata ma i suoi gesti sono lontani ricordi quando la difesa concede due rimbalzi omaggio nella stessa azione. I giocatori esprimono il massimo atletismo e la partita è godibile. Il vantaggio humussino varia a elastico ma pur non rovesciando mai l’inerzia del risultato, gli udinesi sembrano perfettamente in grado di fare il colpaccio. Specie al 36′, quando approfittando di un nuovo passaggio a vuoto degli uomini di Fantin tornano a -1. Sembra la replica dell’incontro di coppa, che era andato all’OT. Il punto 66 è quello del contatto a referto, il 68esimo è quello del primo vantaggio ospite e mancano solo tre giri e mezzo di lancette. Ogni azione pesa tantissimo, ogni fischio può essere determinante: Galli e Gri optano per scelte di tiro delicatissime ma a 80″ dalla fine la loro mano non trema e gli humussini sono a +3. Minuto per Andreotti. Pignolo pareggia con una parabola altissima e Galli fa subito altrettanto, poi il viaggio in lunetta di Petronio arriva a 40″ dalla fine. Dall’altra parte Bovolenta sbaglia il jumper, la difasa udinese recupera e sul rovesciamento Petronio semina la difesa e appoggia da sotto il sorpasso a 6″ dalla fine. Minuto per Fantin. L’azione finale architettata nella pausa dal coach sacilese porta nelle mani di Dal Bello l’ultimo pallone, che però dall’angolo non finisce come si vorrebbe e tanto basta a mandare i titoli alla partita, sul 79-80.

L’arrivo in volata premia i ragazzi di Andreotti, che pur avendo inseguito per tre quarti di partita non hanno mai, nemmeno sul -13, lasciato intendere che il risultato era acquisito. E che hanno tenuto la parte migliore per il finale, dimostrando in questo un grande potenziale: tenuta mentale, facilità realizzativa e grande atletismo. In effetti anche con un divario in doppia cifra la partita non è mai stata davvero in mano ai sacilesi, che pure hanno espresso un gioco più articolato. Di certo la sconfitta ha un fastidioso retrogusto.

Davide Brecciaroli

 

Di Davide Brecciaroli sappiamo già molto, compresa la sua recente nuova qualifica di allenatore nazionale di primo livello. Negli anni l’abbiamo seguito e ammirato, poi ha sposato la causa Humus contribuendo in modo determinante prima come giocatore e poi come allenatore. Adesso ricopre un ruolo strategico nella proposta sportiva Humus: responsabile del settore tecnico, allenatore U16. Vediamo come ha risposto alle domande che gli abbiamo posto.
 
La tua con il Basket è una lunga storia: vuoi raccontarcela?
“Ho iniziato all’età di 7 anni quando un pomeriggio di ottobre mio padre mi ha portato al vecchio Piccin dove un grande istruttore di nome Marcello Mosca mi ha fatto innamorare di questo meraviglioso sport. Da allora ho giocato per 32 anni (interrotti solo da due gravi infortuni). Ho avuto la fortuna di vincere campionati di giocare per il mio paese in C1, di aver avuto la possibilità di conoscere un sacco di gente speciale che sono tutt’ora dei miei carissimi amici, di essere stato allenato tanti bravi allenatori come Jacopo Galli e Livio Buzzolo. E di aver finito la carriera con la storica prima promozione in Serie D dell’Humus con gran parte di giocatori con cui avevo fatto le giovanili”.
Adesso alleni, perché?
“Alleno per la grande passione che ho per questo sport e soprattutto per la possibilità di cercare di insegnare e di trasmettere questa passione ai giovani”.
Qual è la tua qualifica?
“Primo livello nazionale e istruttore giovanile”.
Secondo te perché i giovani dovrebbero giocare a Basket?
“Perché la pallacanestro – come tutti gli altri sport di squadra e non solo – deve essere aggregazione, punto di incontro, passione e adesso più che mai tutti questi giovani e questi ragazzi hanno bisogno di riscoprire questi valori”
Grazie Davide, buon Basket!

Piero Dotta

 

Se c’è un appassionato di Basket affezionato a Sacile quello è Piero Dotta. I vecchi giocatori lo ricordano perché era imbattibile, i vecchi allenatori lo ricordano per le montagne di punti che portava alla squadra, i giovani giocatori – allena i nostri U18 – stanno imparando da lui i fondamentali del Basket…e anche qualche trucco del mestiere. Piero (o Stefano, ancora non si è ancora capito quale sia il suo vero nome di battesimo) fa tutto con calma, per avere anche il tempo di sorridere. Persino le risposte a questa intervista sono arrivate con calma…chissà, forse per far sorridere noi.
La tua con il Basket è una lunga storia: vuoi raccontarcela?
“Ho incontrato il Basket quando avevo 10 anni, vedendo le partite di mio cugino Evio – attuale super dirigente CSilver – e andando alle partite Postal Mobili con lui e zio Bruno. Ho sempre giocato a Sacile facendo le giovanili e partecipando al percorso dalla Idivisione alla Serie C1. Ho concluso l’attività “giocata” quando avevo 25 anni per motivi di studio e lavoro. Alleno da quando avevo 22/23 anni (ne sono passati 25) e ho collaborato per alcune stagioni con il Sistema Basket Pordenone come allenatore e dirigente. La mia storia (come per tanti altri) è passione per il Basket, in tutti i suoi ruoli, anche se non ho mai arbitrato…ancora!
Adesso alleni, perché?
“Per poter fare questa intervista….scherzi a parte, adesso alleno per dare ciò che io ho ricevuto in passato. Ovvero la possibilità di praticare uno sport, di coltivare una passione, di stare con altre persone, di condividere il tentativo di raggiungere un obiettivo, di disciplinarmi, di divertirmi… Ma la prima motivazione è la più grande”.
Qual è la tua qualifica?
“Allenatore di base”.
Secondo te perché i giovani dovrebbero giocare a Basket?
“Dovrebbero giocare a Basket, non praticare, per divertirsi. Ritengo al tempo stesso che il divertimento è strettamente legato al rispetto per gli altri e al necessario senso del dovere”.
Grazie Piero, buon Basket!

Fausto Colombera

Fausto Colombera è da anni punto fisso della nostra società e dello staff tecnico. Ha guidato il gruppo che oggi costituisce l’ossatura della squadra U20, ora è allenatore della formazione U13 ma rientra nei suoi incarichi anche quello di aiuto allenatore della squadra CSilver, a supporto di Domenico. Ve lo presentiamo attraverso una breve intervista.

La tua, col Basket, è una lunga storia: raccontacela.
“Ho iniziato a giocare a 8 anni all’oratorio di Sacile dove un signore di nome Marcello Mosca mi chiese di andare a provare ad allenarmi sul serio. L’ho fatto per i 33 anni successivi. Ho avuto la fortuna di andare a giocare a Bologna – era il 1986 avevo 16 anni – una città che vive per il Basket. Lì ho vinto un titolo regionale juniores e un campionato nazionale studentesco, poi in Israele il titolo studentesco europeo. Dopo 4 anni a Bologna torno a Sacile con la Birex nel momento storico migliore per il Basket liventino, quindi a Cordenons allenato da Jacopo Galli e a Fontanafredda con promozione in serie C. Ho terminato la mia carriera da giocatore proprio con l’Humus con la prima e storica promozione in serie D”.
 
Adesso alleni…perché?
“Perché questo sport c’è l’ho nel sangue e quando entro in palestra mi emoziono ancora. Vorrei insegnare ai ragazzi questo magnifico sport e i suoi sani principi”.
 
Che livello di qualifica hai come allenatore?
“Allenatore di base”.
 
Per quale ragione i ragazzi dovrebbero praticare il basket?
“Il Basket, come tutti gli sport di squadra, è un bellissimo strumento di socializzazione e condivisione cose delle quali hanno sempre più bisogno i ragazzi oggi…”.
Grazie Fausto, buon Basket!

Goodbye Pippo!

Nel libro della nostra storia giriamo un’altra pagina: Filippo d’Angelo ha deciso di accettare una proposta importante per la sua carriera di giocatore e dal prossimo anno vestirà la maglia della Vigor Hesperia Conegliano, in CSilver.

A Sacile Pippo è considerato uno ruvido in campo, dalle caratteristiche di leader ma soprattutto un guastatore del pitturato avversario, specialmente spalle a canestro. Nel dirlo usiamo il presente, perché come tutte le belle relazioni speriamo che il nostro sia un arrivederci, pur sperando per lui tutto il bene dalla nuova esperienza veneta.

Grazie Pippo per questi due anni!

Gli arrivederci

Fra una stagione e l’altra capita di fare dei bilanci. Riavvolgendo il nastro riaffiorano ricordi ed emozioni, qualche volta anche più vecchi della stagione che si è appena chiusa. Si prendono delle decisioni, cercando di usare la ragione. Ma alla fine, quando è il momento dei saluti, comanda il cuore.
Simone Fabbro. Uno dei protagonisti degli ultimi campionati, quelli vincenti. Uno che ha perso pochissimi allenamenti, che ha spaccato qualche armadietto ma che porta in braccio i ragazzi delle giovanili. Uno che ci tiene.

Matteo Varuzza. Quando è tornato ha continuato da dove aveva lasciato, ri-prendendo per mano la squadra e portandola a nuovi massimi.
Francesco Bellinvia. Un personaggio in campo e fuori che lascia in eredità una quantità record di triple, molte determinanti. Dalla Promozione alla CSilver.
Matteo Dalmazi. Schivo e silenzioso, in cam po lascia che sia il suo basket a parlare. Le prestazioni che ha prodotto rimangono nella memoria, come tutte le volte nelle quali ha dato la svolta a partite nelle quali le cose si stavano mettendo male.
Questi ragazzi hanno scelto di giocare in altre società e noi vogliamo salutarli. Alcuni di loro sono stati con noi di più, altri di meno. Quando le strade si dividono il dispiacere è tanto, ma la riconoscenza per quanto hanno dato alla nostra Società è certamente superiore.
Simo, Varu, Belli e Matteo: ciao, grazie e…buon basket!

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