Humus – Vis Spilimbergo 82-86 d1ts

Si ferma a quattro la striscia di vittorie per l’Humus, costretta ad alzare bandiera bianca dopo 45′ di gioco, tensione e sportellate, sfiancata dagli acuti dell’incontenibile Bardini. Eppure l’avvio era stato positivo, con due canestri fotocopia di Varuzza e una tripla dall’angolo di Dal Bello.

Poi però il quintetto di casa concede troppi rimbalzi difensivi che gli ospiti capitalizzano tenendosi a ruota nel punteggio. Pregevoli transizioni offensive e un ritmo sostenuto rendono godibile lo spettacolo: un ispirato Dal Bello spinge i suoi sul +5 prima che i turnover dalla panca e un utilissimo canestro in penetrazione di Colombo decretino il finale di parziale (21-16).
Le percentuali al tiro dei mosaicisti nei primi dieci minuti sono decisamente sotto la media e infatti Paradiso inaugura il secondo quarto con una tripla giusto a dimostrare che le statistiche di squadra sono altre. Contemporaneamente la ripartenza liventina non è brillantissima: una serie di errori al tiro, perse su azione e un tecnico alla panchina per proteste segnano il pareggio a quota 21. Gli animi eccessivamente accesi nelle due rispettive panchine suggerisce ai grigi di richiamare i coach, ma il momento è propizio agli spilimbergesi che si portano avanti di 7 lunghezze. Nella propria area gli humussini soffrono il grande movimento di palla e in attacco soffrono la gabbia costruita intorno a Varuzza ma nonostante il +8 confezionato dai suoi, coach Musiello li richiama per elaborare ulteriori strategie difensive e al riposo si registra il nuovo massimo vantaggio della Vis, 34-43.
Passudetti gravato di tre falli viene tenuto a riposo al rientro sul parquet: Varuzza ne approfitta dai 6,75 e per dare il la a un parziale di 7-0 chiuso da Bardini con un jumper dalla lunetta. Ma l’approccio mentale dei sacilesi a essere completamente cambiato, a partire dalla difesa, e il vantaggio spilimbergese si sgretola in pochi minuti. Musiello dispiega nuovamente Passudetti ma è Bardini a tenere ancora avanti gli ospiti. È una partita di fatiche sotto canestro e Andreotti concede spazio a Zambon per fare rifiatare Bovolenta, e lo stesso fa Musiello per i suoi colori. Intanto Dalmazi con la specialità della casa sorpassa gli avversari e Passudetti commette il suo quarto personale. Nei secondi finali tanta tensione e la sirena richiama all’ultimo riposo i giocatori sul 55-57.
Si riparte per l’ultima volta ancora con un livello di tensione altissimo e con un Pagotto trascinante e un Zambon verticalissimo, ma è ancora Bardini il padrone del vapore, con una tripla forzatissima sullo scadere dei 24 secondi che tiene a +3 i mosaicisti. Ogni possesso è pesantissimo e mancano ancora più di 5 minuti. Una tripla di D’Angelo e subito un’altra di Varuzza valgono il provvisorio +2 che Musiello interrompe prima che la striscia si allunghi. Gli humussini falliscono infatti di produrre lo strappo e anzi Varuzza spende in pochi secondi due falli portando il tabellino dei personali a quota quattro. È una guerra di nervi e falli, con Franzin a firmare una bellissima tripla piazzata, subito imitato da De Simon, e il punteggio in parità a 71 e meno di 2′ da giocare. Una tripla di Bagnarol spinge la Vis a +1, 37″ da giocare e palla humussina sono il preludio al finale, che vede D’Angelo pareggiare dalla lunetta con il primo libero ma mancare il sorpasso con il secondo e Bardini fallire il buzzer beater. Overtime.
Fatica e tensione: mix terribile. Bardini smonta quanto di buono i sacilesi costruiscono insieme con grandi difficoltà e in attimo si torna con Vis a +3 e 73″ da giocare. Varuzza, in campo da mo’ con 4 falli, pareggia con un and-one poi commette il quinto e manda Bardini a tirare in lunetta. Il play produce il nuovo +2 ma c’è tempo ancora per due possessi. Il primo, liventino, viene presto sprecato da una spericolata scorribanda di Fabbro e alla fine del secondo Bardini ha due liberi da tirare. Il play non sbaglia e, da man of the match, manda in archivio la partita e tutti nei spogliatoi sull’82-86.
L’acido lattico nelle gambe e un po’ di nebbia negli occhi dei liventini sono la più naturale spiegazione alla base del risultato, maturato in favore dei mosaicisti dalle gambe a lunga conservazione. Poco male per la truppa di Andreotti, che esce dal parquet con l’onore delle armi e la consapevolezza del potenziale ormai maturo per ulteriori soddisfazioni.
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